Ho fatto un sogno.
Avevo appena inventato la macchina del tempo, appositamente per andare nel 1700 a incontrare Antonio Vivaldi a spiegargli cos’è un telefono. Non so come facessi a sapere esattamente in quale luogo si trovasse, però questa è una di quelle lacune logiche che vengono tranquillamente bypassate da ogni singolo film che contenga una macchina del tempo, pertanto non mi sono messo a contestare la struttura logica del mio sogno. Tant’è che un attimo dopo stavo beatamente parlando con Vivaldi e gli spiegavo cos’è un telefono, partendo dagli albori della comunicazione telefonica fino ad arrivare all’invenzione dei moderni smartphone.
Antonio era molto entusiasta del sistema di comunicazione del futuro, e mi ringraziava tantissimo di essermi preso la briga di viaggiare 300 anni nel tempo per raccontargli quelle cose. Però, da persona estremamente perspicace quale è (era), ha capito subito che se la prima cosa che avevo fatto dopo aver inventato la macchina del tempo era stata andare da lui, ci doveva essere un motivo molto più importante. A quel punto gli ho spiegato che andare da lui è stata la seconda cosa che ho fatto, la prima è stata andare nel 1889 in Austria a uccidere un neonato di nome Adolf Hitler, ma non sono stato a spiegargli i dettagli del motivo.
Solo a quel punto gli ho rivelato il vero motivo per cui ero lì: spiegargli cosa sono i call center. C’è voluto un po’ di tempo per fargli capire cosa si prova esattamente a rimanere in attesa in un call center, ma quando gli ho rivelato che ‘Le quattro stagioni’ sono uno dei brani più utilizzati come musica di sottofondo, non ho dovuto neppure fare la fatica di ucciderlo, si è direttamente suicidato lui.

